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La 5° Armata Americana si accinge ad invadere l’Europa nazista attraverso l’Italia. Lo fa a sud di Salerno con la forza anfibia del Generale Clark. Oggi quel lato di costa che ha visto il più importante e imponente sbarco di soldati, è una sviluppata area turistica, ma i relitti dello sbarco sono ancora tutti li.

I relitti dello sbarco, il primo ritrovamento

Tutto ha avuto inizio nell’estate del 1991, quando quattro ragazzi con la passione della subacquea durante un’immersione, scoprirono un relitto. Probabilmente i resti di una nave militare visto il ritrovamento sul posto di un bossolo da 20 mm datato 1943. Questo alimenta la loro curiosità e presto iniziarono le ricerche chiedendo informazioni a chi con il mare ci viveva.

Resti di una nave militare

Inizia così, una ricerca attraverso la scansione con ecoscandaglio del fondale marino, alla ricerca di qualche variazione importante di quota. Il golfo, da Salerno fino ad Agropoli è molto lungo e privo di scogli. Avere la fortuna di beccare subito dei relitti è molto difficile.

Il secondo ritrovamento

Dopo giorni di ricerche, l’ecoscandaglio finalmente rileva qualcosa. Lanciato il pedagno in mare non resta che immergersi e vedere con i propri occhi di cosa si tratta. Nell’acqua torbida inizia a intravedersi una sagoma a circa 24 metri di profondità. La forma è quella di un aereo, con il muso nel fango e un’ala mancante.

Il relitto dell' Junker 88A
Il relitto dello Junker 88A a Peastum – Immagini tratte dal documentario

Il passo successivo era quello di capire quale tipo di aereo fosse e la nazionalità. Il mistero non rimase tale a lungo. Grazie al ritrovamento della bussola, si poté leggere sul quadrante la scritta “Berlin”. L’aereo era tedesco! Probabiliste era stato abbattuto dagli stessi proiettili rinvenuti sull’altro relitto. Effettuati i vari rilevamenti sui resti dell’aereo e grazie ad alcuni dettagli, i sub risalirono al modello dell’aereo.

Junkers JU88A

Era uno Junkers JU88A, un mezzo utilizzato come aero-silurante come dimostrato dalle slitte per i siluri. Probabilmente il relitto era sconosciuto fino ad allora, visto che la bussola era ancora a bordo e non era già diventata un cimelio di qualcun altro.

A fine estate sospesero le ricerche con la promessa di riprenderle al più presto. Probabilmente non avevano idea dell’importante scoperta che in futuro avrebbero fatto.

7 anni dopo

Dall’ultimo ritrovamento passarono circa 7 anni. Nel 1998 i ragazzi vennero a conoscenza di una riunione di alcuni reduci dello sbarco Anglo-Americano. Dall’incontro con i reduci, riuscirono ad avere altre importanti informazioni. L’area da loro scandagliata era ristretta rispetto a quella raccontata dagli ex soldati durante lo sbarco.

Per compiere l’impresa sarebbe servita una barca più grande e attrezzata per la ricarica delle bombole e per la permanenza a bordo come racconta Marcello Adamo (uno dei sub) nel video documentario.

Ma ben presto il problema fu risolto. Uno dei ragazzi, durante una visita dal dentista, venne a conoscenza della passione per la subacquea del dottore, e questi era anche proprietario di una barca che aveva le caratteristiche idonee per la missione.

Il ritorno sui relitti dello sbarco

Grazie alla conformazione fangosa e priva di scogli del litorale, è facile notare sagome sul fondo del mare, soprattutto se l’ecoscandaglio segnala la presenza di pesce. Infatti questi amano gli anfratti per le loro tane, e chi meglio dei relitti non lo è. Dopo qualche ora si imbattono un un banco di pesci e il repentino cambiamento di fondale. Eccolo! Esclama uno dei ragazzi. E giù il pedagno. Ora tocca scendere e vedere di cosa si tratta.

E’ un relitto! Non si tratta dei resti di una nave o di un aereo come le scoperte di 7 anni prima. E’ qualcosa di totalmente diverso e formidabile.

Si tratta questa volta di un carro armato adagiato sul fondo fangoso. Il carro armato era uno Sherman utilizzato dagli americani durante la Seconda Guerra Mondiale. La curiosità di sapere come è finito sul fondo c’è. Probabilmente si è trattato di un incidente.

Relitti dello sbarco

Il sistema di pesca utilizzato da dei pescatori incontrati in zona, attira la loro curiosità. La coffa, un sistema formato da tante lenze legate a degli ami, è utilizzato perlopiù su secche. Ma essendo una zona sabbiosa probabilmente si tratta di un relitto. Convinti i pescatori delle loro intenzioni, questi accompagnano i sub sul punto.

Il mezzo da sbarco

Arrivati sul punto segnalato dal pescatore, non resta che scendere. Si tratta di un relitto di un mezzo da sbarco americano LCVP.

Resti di un Landing Craft

Dopo poco le ricerche si fermano a causa delle condizioni meteo e nella sosta ad Agropoli incontrano un ex pescatore, don Peppino che racconta loro molte storie di pesca e di un punto dove le reti rimangono impigliate. Con i riferimenti datigli dal pescatore, iniziano a scandagliare la zona, non perdendo di vista l’ecoscandaglio. Trovato il punto e marcate le coordinate, si va giù.

Un altro carro armato, lo Sherman DD

Avvolto tra le reti, un altro carro armato Sherman. Ripulito il sito dalle reti, i sub notano la differenza rispetto al precedente carro Sherman. Sul fondo vengono ritrovati dei pezzi di gomma. Da una accurata ricerca sugli Sherman, scoprono che si tratta di un particolare carro armato in grado di navigare in mare. Lo Sherman DD. Ma questo risultava ufficialmente utilizzato in Normandia e non per lo sbarco di Salerno.

i relitti dello sbarco
Sherman DD

A questo punto attraverso una conoscente negli Stati Uniti, entrano in contatto con il museo dell’Esercito a Fort Knox. La risposta degli americani fu categorica. Quel tipo di carro, non fu utilizzato per lo sbarco in Italia. L’unica speranza di capire se si trattasse dello Sherman DD è di eseguire uno scavo a poppa e trovare le due eliche. Dopo due giorni di scavo, finalmente riemerge una delle due eliche.

A questo punto non rimane che inviare copia delle riprese al museo. Questi dopo aver visionato il filmato, confermano che il carro è lo Sherman DD e sono anche interessati al recupero, in quanto non vi è neanche un modello su tutto il territorio americano. Ma il gruppo di sub viene colpo da un lutto improvviso. Infatti uno del gruppo, durante un’immersione profonda, perde la vita. Il tutto passa in secondo piano.

Si tenta il recupero dello Sherman DD

Gli Americani invece ancora interessati al recupero del relitto, inviano sul posto la nave appoggio USS Grasp. I militari avevano a disposizione solo quattro giorni per poter tentare il recupero, prima di salpare per un altra missione. Prima con una sorbona e poi con un getto di acqua ad alta pressione attraverso una lancia, finalmente riuscirono a liberare il carro dal fondo fangoso. Non restava altro che tirarlo su.

Imbragato il carro si inizia a tirare delicatamente per vincere la resistenza dovuta dal fango. Inizia la risalita verso l’esterno, mancano soli 5 metri per far riaffiorare lo Sherman dopo quasi 60 anni sul fondo del mare. Ma una cima utilizzata per il recupero si spezza mandando a fondo il carro. Rinunciata l’impresa per motivi di servizio, il carro è rimasto sul fondo del mare fino al 2002, quando il fondatore del Museo Piana delle Orme (Latina) decise di cogliere l’occasione e recuperare il carro armato.

Il recupero

Attraverso una ditta di recupero Napoletana, riuscirono nell’impresa. Girato sul fianco in modo da diminuire la resistenza dell’acqua, fu svuotato dall’acqua e riempito d’aria, così da facilitare la risalita.

A Maggio del 2002, finalmente lo Sherman DD (Duplex Drive) riemerge dopo 59 anni. Restaurato a dovere, oggi il carro armato è in mostra nel Museo Piana delle Orme.

Nel novembre del 2019 il Comune di Capaccio-Paestum attraverso un Diving Center, mappa i relitti dello sbarco per valorizzare l’area e creare un turismo subacqueo nella zona. [articolo]

https://vimeo.com/122003919
Documentario sui relitti dello sbarco

Anche quest’anno su invito della Capitaneria di Porto, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia sezione di Santa Maria di Castellabate partecipa ai festeggiamenti in onore di Santa Barbara Patrona dei marinai ad Agropoli (SA).

La manifestazione è stata organizzata dalla Guardia Costiera di Agropoli.

Il Comandante del Circomare, Tenente di Vascello (CP) Giulio Cimmino, ha ricevuto gli invitati nella suggestiva chiesa madre di Agropoli, Santa Maria di Costantinopoli. Presenti alla messa tutto il personale libero dal servizio.

Don carlo, parroco della chiesa ha celebrato la Santa Messa.

Vari i Sindaci che vi hanno preso parte alla cerimonia.

Il Sindaco di Agropoli Adamo Coppola. Il Sindaco Di Capaccio Paestum Franco Alfieri, il Sindaco di Castellabate Costabile Spinelli e di Giungano Giuseppe Orlotti.

Oltre alla partecipazione delle Autorità Civili, hanno preso parte alla messa anche le Autorità Militari, tra cui:

Il comandante della Compagnia Carabinieri di Agropoli, Capitano Fabiola Garello.

Il Comandante della Guardia di Finanza Capitano Ciro Sannino.

Il Colonnello Ing. Mario Guariglia, Comandante del Reparto Carabinieri del Comando unità forestali, ambientali e agroalimentari.

Presente una rappresentanza dell’Esercito di Persano e del Vigili del Fuoco.

La cerimonia si è chiusa con i ringraziamenti del Comandante Cimmino con un breve discorso.

Successivamente immancabile la Preghiera del marinaio recitata dal personale del Circomare.

Santa Barbara Agropoli
Foto di gruppo della Santa Barbara ad Agropoli

Il giorno 8 dicembre l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia di Santa Maria di Castellabate ha organizzato per i festeggiamenti in onore della Santa Patrona Santa Barbara, una Messa nella chiesa del paese dedicata a San Nicola.

Il giorno 1 dicembre l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia prenderà parte ai festeggiamenti in onore della Santa Patrona dei Marinai, Santa Barbara su invito dell’ANMI di Salerno.

 

Non tutti lo sanno ma il 4 novembre è la Festa nazionale dell’Unità e delle Forze Armate.

La poca fama di questa ricorrenza, istituita in pompa magna nel 1919, si deve probabilmente al fatto che dal 1976 essa non rappresenta più un giorno festivo (ecco perché si lavora e si va a scuola!)

MA PERCHÈ SI FESTEGGIA?

La data ricorda il giorno in cui nel 1918 entrò in vigore l’Armistizio di Villa Giusti, che però era stato firmato il giorno prima (quindi il 3 novembre 1918).

Con questo Armistizio, che prese il nome dalla villa a Padova dove avvenne la firma, l’Impero Austro-Ungarico riconosceva la sconfitta e concedeva all’Italia, tra le altre cose, i territori di Trento e Trieste.

Questo trattato di fatto sancì la fine della Prima Guerra Mondiale per il nostro Paese.

LE CELEBRAZIONI

Il 4 novembre – ma anche i giorni immediatamente precedenti – il Presidente della Repubblica e le massime cariche dello Stato rendono omaggio al Milite Ignoto, il soldato italiano reso irriconoscibile dalle ferite e la cui salma riposa presso l’Altare della Patria a Roma. Tale monumento è diventato il simbolo di tuti i caduti in guerra di cui non è stato possibile riconoscere l’identità.

I LUOGHI

Altri luoghi raggiunti dalle autorità sono il Sacrario di Redipuglia, dove si trovano le spoglie dei 100.000 caduti italiani della Grande Guerra. Vittorio Veneto, teatro della battaglia finale che sancì la riscossa dell’esercito italiano nei confronti dell’armata Austro-Ungarica.

Il Cambio della Guardia viene effettuato in forma solenne nel giorno della festa, presso il Palazzo del Quirinale. Il cambio è effettuato dal Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo in alta uniforme. L’evento si ripete anche in occasione della Festa del Tricolore (7 gennaio) e della Festa della Repubblica Italiana (2 giugno).

Festa forze armate lustra – galleria fotografica

Festa delle Forze Armate a Lustra

Festa delle Forze Armate o Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale è una festa celebrativa nazionale italiana. E’ Istituita nel 1919 come commemorazione alla vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale.

Nel mese di ottobre i Palombari della Marina Militare del Nucleo S.D.A.I. di Napoli, sono intervenuti per la bonifica del relitto di Paestum.

Il relitto, affondato nelle acque di Paestum durante l’operazione Avalanche, si trova adagiato su un fondale di 20/25 metri.

Non è l’unico presente in zona, infatti vi sono altri relitti lungo tutto il litorale.

I Palombari durante l’immersione sul relitto, hanno rinvenuto diverse casse contenenti munizioni di diversa tipologia, nonché numerosi rotoli di miccia.

I Palombari hanno eseguito una ricognizione del sito con l’utilizzo di un metal-detector per la ricerca di altri reperti di interesse. La ricerca ha portato alla luce diversi proiettili. Oltre a questi, gli operatori hanno rinvenuto anche attrezzi da lavoro e pezzi di scorta di armamenti.

L’operazione è proseguita con il recupero e il posizionamento degli ordigni per la successiva detonazione.

A fine operazione, i Palombari della Marina hanno tenuto una Conferenza Stampa presso la Guarda Costiera di Agropoli.

Durante la conferenza, i Palombari hanno illustrato ls loro attività operativa, ma soprattutto quanto svolto durante la bonifica.

mappa relitti
mappa dei relitti di Paestum

I relitti di Paestum da valorizzare

Comune di Capaccio Paestum è intenzionato a valorizzare i relitti della Seconda Guerra Mondiale. L’amministrazione ha attivato gli uffici preposti ad avviare le attività utili al raggiungimento dell’obiettivo.

L’Ente sottolinea che “il patrimonio culturale della nostra storia necessita di essere condiviso nel presente, ma soprattutto di venire affidato alle future generazioni”.

Il carro armato Sherman

Dal 2002 il museo della Piana delle Orma a Latina, ha tra i reperti in mostra un carro armato Sherman DD recuperato nelle acque di Paestum. Il Comune in passato ha richiesto l’assegnazione del carro armato, in quanto rinvenuto nelle acque cilentane, ma la richiesta ha avuto esito negativo.

Tra i relitti presenti c’è anche una nave da sbarco mezzi e truppe. Le sovrastrutture del mezzo fuoriuscivano dall’acqua costituendo pericolo per la navigazione e si decise di demolirle.

Oggi si possono vedere le strutture contorte dovute all’esplosione. Entrambi i relitti sono oramai colonizzati da numerose specie di vita marina.

Oltre ai relitti di Paestum, sulle nostre coste ci sono altri relitti di epoca bellica.

A largo di punta Tresino c’è il relitto dell’Alfieri, requisita dalla Regia Marina alla Tirrenia per motivi bellici. A largo di Punta Licosa c’è il relitto del KT. Questo cargo è poggiato sul fondo in assetto di navigazione. La storia del suo affondamento ad oggi è ignota, probabilmente silurato.

A 9 miglia da Licosa c’è il sommergibile Velella affondato il 7 settembre 43 con 52 marinai a bordo.

In passato sono stati trovati anche resti di aerei.

Il giorno 25 settembre l’Associazione Marinai di Castellabate ha commemorato i marinai del Sommergibile Velella, caduti nell’adempimento del loro dovere il 7 settembre del 1943.

La manifestazione è stata inserita dalla Presidenza Nazionale nella Settimana del Mare del XX raduno Nazionale Marinai d’Italia a Salerno.

https://youtu.be/3RUgEbyHnJA
76° anniversario affondamento Velella
Varo del Velella

Nel 76° anniversario dell’affondamento del Velella, l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia gruppo di Santa Maria di Castellabate, commemora i marinai caduti con il sommergibile quel tragico 7 settembre 1943.

Oltre ai gruppi ANMI della Campania tra cui Salerno, Pompeii, Battipaglia, hanno preso parte l’ANSI di Eboli, le Associazioni Carabinieri di Agropoli e Perdifumo.

Le autorità presenti

Presenti anche le Autorità militari. Hanno preso parte alla manifestazione anche la Guardia Costiera di Agropoli con il Comandante TV Giulio Cimmino, la Compagnia Carabinieri di Agropoli con il Capitano Fabiola Garello.

Il Ten. Col. dell’Esercito Antonio Grilletto, il Comandante della locale Polizia Municipale. Una rappresentanza della Guardia di Finanza con il Luogotenente Enzo Tortora.

Presente come sempre il Sindaco di Lustra Cavaliere Giuseppe Castellano.

In rappresentanza della Presidenza Nazionale l’Ammiraglio Di Capua.

La manifestazione di commemorazione del Sommergibile Velella quest’anno è rientrata nella settimana del mare.

La settimana del mare è una rassegna di eventi organizzati dalla Presidenza Nazionale, nel periodo del Raduno Nazionale dei Marinai d’Italia tenutosi a Salerno.

Galleria fotografica della manifestazione del 76° anniversario dell’affondamento del Velella.

PROGRAMMA Raduno Nazionale di Salerno

FONTE: Marinai d’Italia

Commemorazione del Sommergibile Velella nel suo 75° anniversario dall’affondamento e trentesimo della fondazione del gruppo ANMI di Santa Maria di Castellabate.

L’Associazione Nazionale Marinai d’Italia Gruppo di Santa Maria di Castellabate, commemora il 76° anniversario dell’affondamento del Sommergibile Velella.

Affondato il 7 settembre 1943 a largo di punta Licosa, mentre svolgeva insieme al sommergibile Benedetto Brin, operazione di controllo previsto dal Piano Zeta.

Fu silurato da parte del Sommergibile Britannico Shakespeare, che era in perlustrazione con il compito di radiofaro per l’imminente sbarco alleato nel golfo di Salerno.

La commemorazione del sommergibile Velella, rientra nella settimana del mare organizzata dalla Presidenza Nazionale, per il XX° Raduno Nazionale dei Marinai d’Italia a Salerno .

La cerimonia avrà luogo il 25 settembre 2019, inizio alle ore 9.30, piazza Antonio Mondelli a Santa Maria di Castellabate.

PROGRAMMA

  • 09:30 – inizio raduno con parcheggio automezzi in piazza Antonio Mondelli.
  • 10:00 – Arrivo del Presidente Nazionale
  • 10:15 – Deposizione Corona alla memoria del Carabiniere Antonio Mondelli MAVM
  • 10:30 – Inizio corteo viale O. Pepi, V.li C. Grande, C.so Matarazzo, Via Margherita, L.mare De Simone.
  • Allineamento Autorità, F.F.A.A.
  • Alzabandiera
  • Allocuzioni
  • Santa Messa
  • Corona a mare
  • Preghiera del Marinaio

Per una migliore organizzazione dell’evento, si prega di voler confermare la partecipazione alla cerimonia entro il 1° settembre, indicando anche il numero di soci che vorranno partecipare al pranzo sociale.

La divisa da indossare per la sopracitata manifestazione è la seguente:

  • Presidenti divisa da cerimonia con cravatta
  • Soci camicia bianca con solino e basco.

Per contatti:

  • Presidente Lgt Giannicola Guariglia 3391932651
  • Vice Presidente Costabile  Squillaro 3336364341
commemorazione del sommergibile velella

Pagina ufficiale del gruppo ANMI S. M. di Castellabate

Festa della repubblica 2019

La storia

La Festa della Repubblica italiana si festeggia, come ogni anno, il 2 giugno. Ricorda il referendum con cui gli italiani furono chiamati a votare nel 1946 per scegliere la forma di governo. Repubblica o Monarchia. Oggi il 2 giugno è una festa nazionale, ma all’epoca il clima era tutt’altro che festoso. L’Italia era appena uscita dalla Seconda guerra mondiale e il voto si svolse tra le macerie dei bombardamenti alleati e quelle delle demolizioni dei nazisti in ritirata, con centinaia di migliaia di italiani ancora sparsi per i campi di prigionia in tutto il mondo, intere province sotto governo militare straniero e un clima che sembrava vicino a quello di una guerra civile. Alla fine gli italiani scelsero la Repubblica, con 12.718.641 voti contro i 10.718.502 della Monarchia.

Eccezioni

Ci sono state delle eccezioni. La Festa della Repubblica non è stata celebrata in alcuni periodi. Essa esiste dal 1948. Per molti anni, e per ragioni economiche, fu resa una “festa mobile”, e fatta ricorrere la prima domenica di giugno: lo si decise nel 1977 a causa della crisi economica, per non perdere un giorno lavorativo. Nell’anno precedente, il 1976, la parata militare era stata annullata a causa del terremoto del Friuli Venezia Giulia. Nel 2000 il secondo governo Amato, su iniziativa del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ristabilì la data del 2 giugno, insieme alle celebrazioni ufficiali.

Il referendum

I risultati ufficiali del referendum furono annunciati il 18 giugno 1946, e fu quel giorno che la Corte di Cassazione proclamò ufficialmente la nascita della Repubblica Italiana: 12.718.641 italiani avevano votato a favore della repubblica, 10.718.502 a favore della monarchia e 1.498.136 avevano votato scheda bianca o nulla. Lo spoglio del risultato mostrò chiaramente che l’Italia era divisa in due metà. Nel nord Italia la repubblica vinse in quasi tutti i centri urbani principali, mentre al sud il voto fu quasi ovunque prevalente per la monarchia (a Napoli 900 mila voti per la monarchia contro 250 mila per la repubblica; a Palermo quasi 600 mila contro 380 mila); a Roma i voti per la monarchia superarono di poco quelli per la repubblica (circa 30 mila schede). La repubblica ottenne il risultato più ampio a Trento, dove conquistò l’85 per cento dei consensi.

Contemporaneamente, gli italiani votarono anche per eleggere i membri dell’Assemblea costituente. La Democrazia Cristiana ottenne la maggioranza relativa dei 556 deputati, 207, mentre al secondo posto arrivarono i socialisti e i comunisti arrivarono al terzo.

Il Polluce, una storia misteriosa e piena di intrighi storici.

il polluce

Era la notte del 17 giugno 1841 quando il piroscafo Polluce affondava poco fuori le coste dell’isola d’Elba. L’affondamento avvenne dopo una collisione con il piroscafo Mongibello, trascinando sul fondo un carico di preziosi, monete e gioielli. [1]

Il Polluce piroscafo costruito presso i cantieri della Normand di Le Havre nel 1839, fu acquistato dalla compagnia di navigazione De Luchi-Rubattino, insieme alla sua gemella Castore. Equipaggiata con motore a vapore di fattura inglese, erogava una potenza di 160 CV che muoveva le due ruote a pale laterali in grado di raggiungere una velocità di 10 nodi. Faceva base nel porto di Genova dove entrò in servizio nell’aprile 1841 coprendo la tratta Marsiglia – Genova – Livorno – Civitavecchia – Napoli. [2]

La collisione

Alle 23,45 del 17 giugno il Polluce venne in collisione con il piroscafo Mongibello, a largo dell’isola d’Elba a poche miglia da Capo Calvo.

La vapore napoletano Mongibello, dopo il sinistro, si trovò al centro di una vicenda poco chiara ma dai possibili risvolti politici di importanza storica. Per fortuna le persone presenti a bordo tra passeggeri ed equipaggio riuscirono a salvarsi tutti, tranne Antonio Castagliola Capitano napoletano fuori servizio che dormiva in coperta dietro la ruota di sinistra.

La dinamica dell’incidente fa pensare che lo speronamento sia stato un fatto volontario. Si presume che il Polluce aveva a bordo qualcosa che non doveva giungere a Genova, magari aiuti finanziari forniti dagli inglesi ai patrioti italiani.[2]

Causa ai vapori napoletani

La compagnia di Rubattino intentò causa ai vapori napoletani, vincendo il processo svoltosi a Livorno nel 1842, ma non fu mai risarcito, allo stesso modo i passeggeri, perché la nave non era assicurata.

Rubattino poco dopo, cercò di recuperare il relitto e soprattutto il carico, con un’impresa alquanto ardita per l’epoca. Tentarono di far risalire il relitto con un sistema di catene, che stringendosi sotto la carena del piroscafo avrebbe iniziato a tirarlo su. Il tentativo fallì perché la catena si spezzò a causa di un bastimento che spinse un po’ troppo. L’albero del piroscafo era appena fuoriuscito dall’acqua, ma finì di nuovo sul fondo.

Tutti i dettagli quel recupero si conoscono grazie a Cesare de Laugier, colonnello napoleonico natio dell’Elba. Il libretto era composto da 48 pagine, e pubblicato dopo una settimana dal tentativo di recupero nel novembre 1841.

Poco dopo una società di Livorno tentò di individuare il relitto ma non vi riuscì, lo stesso fece il Ministero della Guerra di Parigi. [2]

La ricerca da parte della SORIMA

Il sindaco dell’Elba, agli inizi degli anni 20, provò più volte a individuarlo. Nel 1936 la So.Ri.Ma. (Società Ricuperi Marittimi) di Genova, società specializzata in attività navali di recupero ed operazioni subacquee ad alta profondità, pare riuscì a localizzare il relitto, ma dovette abbandonare a causa di un lavoro urgente in Sardegna.

Quando i palombari della So.Ri.Ma. abbandonarono l’isola d’Elba, quella del Polluce rimase solo leggenda.

Un francese si impossessò degli atti del processo che per anni erano rimasti sconosciuti. Questi pare li avrebbe successivamente venduti ad una società inglese. [2]

La depredazione da parte degli inglesi

Nel 2000 un gruppo di inglesi attraverso il consolato britannico di Firenze chiese il permesso per effettuare un’operazione di recupero di un carico d’alluminio dal relitto del Glenlogan. Mercantile inglese affondato nel 1916 da un U-boot che giace in fondo al mare di Stromboli, ma segnalando le coordinate del relitto del Polluce.

Nessuna Autorità competente si rese conto che quelle coordinate indicavano un punto diverso e diedero l’autorizzazione. Affittato il rimorchiatore a Genova, dove era installata una gru con benna, iniziarono le operazioni di recupero.

Dopo 21 giorni di lavoro, gli inglesi ripartirono con i gioielli recuperati, il valore era di circa un milione e mezzo di Euro tra monete d’oro e argento, monili dell’Ottocento, vasellame, cristalli e orologi). Alla Capitaneria di Porto italiana dichiararono di aver recuperato una piccola parte del carico dal Glenlogan. [3]

La restituzione all’Italia

Mentre alle autorità inglesi diedero una versione diversa. Dichiararono di aver trovato molto materiale, ma su un relitto situato in acque internazionali (garanzia di proprietà del recupero nel caso che nessuno ne reclami i diritti). Un’indagine svolta dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, nel 2002, portò al sequestro da parte di Scotland Yard della refurtiva presso la casa d’aste londinese Dix Noonan Webb, e riconsegnata all’Italia.

Il recupero mediante benna fu talmente invasiva da aver compromesso l’integrità del relitto, ma soprattutto la mancanza della quasi totalità delle monete d’oro. Questo ha decretato la perdita di un grosso patrimonio finita sicuramente sul mercato nero, ma soprattutto una perdita storica. [3]

Lo studio sul relitto

Nel 2004 sul sito furono fatti degli studi per recuperare quanto ancora giaceva sul fondo, dopo che gli inglesi lo avevano depredato. Lo studio fu eseguito per opera dell’HDS della ditta Marine Consulting di Ravenna e Capmar Studios che sponsorizzarono l’operazione, in collaborazione con il Ministero dei Beni Culturali, della Soprintendenza a Beni Culturali della Toscana e del Comune di Porto Azzurro.

Un recupero importante è avvenuto nell’ottobre del 2005 con un recupero molto importante del carico, prima operazione al mondo eseguito con le moderne tecnologie dell’immersione in saturazione.

Durante i lavori sul relitto, sono emersi blocchi di monete in perfetto stato, racchiuse in contenitori di piombo. Tante migliaia di colonnati spagnoli d’argento, decine di monete d’oro da 20 franchi francesi. Oltre ai monili sono stati recuperati anche oggetti d’uso comune che sono stati consegnati alle autorità competenti.

Nel 2014 la Marina, con l’utilizzo dell’Anteo e del GOS, hanno recuperato altre monete, che si aggiungono a quelle recuperate nel 2007 e 2008. Grazie all’utilizzo del ROV PEGASO che ha aiutato il personale nel recupero. Il ROV PEGASO Un sofisticato sistema robotico dotato di bracci manipolatori, telecamere ad alta definizione e sonar di ultima generazione, che può raggiungere i 2.000 metri di profondità. [2]

L’oro dell’Elba: Operazione Polluce

Da questa vicenda è stato scritto un libro “L’oro dell’Elba: Operazione Polluce“, di Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto. Un’inchiesta condotta con rigore nella ricostruzione degli eventi e anche con una vena di avventura, tra intrighi internazionali e storie misteriose che hanno attraversato i secoli tra dicerie e leggende.

 

L’enigma del Polluce

Polluce

Dopo il libro è la volta di un documentario dal titolo L’enigma del Polluce, regia di Pippo Cappellano. In colaborazione con MINISTERO per i BENI e le ATTIVITA’ CULTURALI, SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHEOLOGICI DELLA TOSCANA, MINISTERO DELLA DIFESA MARINA MILITARE, COMANDO CARABINIERI per la Tutela del Patrimonio Culturale, CENTRO CARABINIERI SUBACQUEI di Genova.

Sponsor ufficiali dell’operazione:

 

THE HISTORICAL DIVING SOCIETY ITALIA, MARINE CONSULTING, COOP NAZIONALE SOMMOZZATORI, CAPMAR STUDIOS.


FONTE:

  1. wikipedia
  2. Difesa online
  3. Focus n°129 06/2003
  4. L’oro dell’Elba ISBN 88-87913-52-8

Precetto Pasquale a Moio della Civitella. I marinai dell’ANMI di Santa Maria di Castellabate, nella settimana che precede la Santa Pasqua, vanno a Moio della Civitella per il Precetto Pasquale.

Grande partecipazione sia tra i soci dell’Associazione marinai che della popolazione. Molti i curiosi accorsi nel vedere la nostra associazione nella loro comunità.

Ha fatto gli onori di casa il Sindaco Enrico Gnarra, che dopo la Santa Messa ha portato gli ospiti in giro per il paese.

Oltre al giro tra i vicoli, il Sindaco ha raccontato dei resti archeologici presenti sul colle di epoca greca e di costruzioni di età romana.

Infatti in epoca magno greca, era presente un avamposto difensivo della città di Elea, aperto sull’entroterra Cilentano.

Posto strategico posizionato e ben munito di fortificazioni, destinato a proteggere dai Lucani l’esiguo territorio agricolo di cui poteva disporre la chora della polis eleate, la cui vocazione restava essenzialmente marittima e commerciale.

La civitella esibisce ritrovamenti di un’epoca tardo arcaica, mentre più recente è la costruzione della cinta muraria ad anello, avvenuta a cavallo tra V e IV secolo a.C..

Galleria fotografica

Festa delle Forze Armate 2018 – L’Associazione Marinai come sempre, partecipa alla manifestazione organizzata dal Comune di Castellabate.

Istituita nel 1919, è l’unica festa che ha avuto continuità attraverso anni di storia italiana, dal periodo liberale fino al Fascismo, e all’Italia repubblicana. Nel 1921, con la celebrazione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, il Milite Ignoto venne sepolto all’Altare della Patria.

Dopo la marcia su Roma, questa celebrazione mutò la sua denominazione in Anniversario della Vittoria, acquisendo un nome di richiamo alla potenza militare dell’Italia. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1949, la festa riprese il suo nome originario in celebrazione delle forze armate italiane e del completamento dell’Unità d’Italia.

Con la vittoria nella Prima Guerra Mondiale, l’Italia ultimò l’unificazione della nazione, dopo che il Risorgimento annesse Trento e Trieste.

Negli anni ha mutato la sua forma. Fino al 1976, il 4 novembre è stato un giorno festivo, poi dal 1977, si ebbe una riforma del calendario delle feste nazionali. La ricorrenza ricorreva la prima domenica di novembre.

Nel corso dell’ultimo ventennio dell 1900 la sua importanza come festività nazionale è andata pian piano in declino. Nel duemila, grazie al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, ci fu una sensibilizzazione verso le giornate di valorizzazione dei simboli patri italiani. La festa è tornata a celebrazioni più ampie e diffuse.

Fonte: Wikipedia

Sul sito del Comune

Festa delle Forze Armate o Giornata delle Forze Armate e dell’Unità Nazionale è una festa celebrativa nazionale italiana. E’ Istituita nel 1919 come commemorazione alla vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale.

Ricade annualmente ogni 4 novembre, data dell’armistizio di Villa Giusti (4 novembre 1918), e della resa da parte dell’Impero austro-ungarico. 
In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate nel 1921, il Milite Ignoto fu sepolto con cerimonia solenne presso l’Altare della Patria a Roma.

In occasione di questa Festa, le massime Cariche dello Stato fanno visita al Milite Ignoto e ad altri luoghi di memoria come Redipuglia e Vittorio Veneto, dove ci fu la battaglia finale tra il Regio Esercito Italiano e quello Austro-Ungarico. 

È abitudine che il Presidente della Repubblica e il Ministro della Difesa inviino alle forze armate un messaggio di auguri a nome del Paese. Il 4 novembre è celebrato anche in sedi di Regioni, Province e Comuni.

Presidenza della Repubblica Italiana

Fotografie 2017

Anche l’Associazione Nazionale Marinai d’Italia con tutti i suoi Gruppi e Delegazioni da tutta Italia e nel mondo, partecipa ai festeggiamenti.

Il Cambio di Guardia al Quirinale, è eseguito in forma solenne nel giorno della festa con il Reggimento Corazzieri e la Fanfara del IV Reggimento Carabinieri a cavallo in alta uniforme.

Tale evento si ripete anche in occasione della Festa del Tricolore (7 gennaio) e durante la Festa della Repubblica Italiana (2 giugno).

Centenario Grande Guerra

“Amare i caduti è dovere di ogni cittadino”

A Cicerale, la Commemorazione del centenario della Grande Guerra e dell’amor patrio.

La manifestazione inizierà alle ore 10:00 con un corteo che partirà da via Roma – Municipio. Alle 10:30, in Piazza Primicile Carafa, con la benedizione e preghiera di don Damiano Modena, l’alzabandiera, onori ai caduti, deposizione Corona al Monumento e la preghiera ai caduti dell’avvocato Carla Gatto, assessore comunale. Allocuzioni da parte del sindaco, del tenente colonnello dell’esercito italiano, Antonio Grilletto e degli alunni delle scuole del luogo.

Successivamente l’alzabandiera, gli onori ai caduti, deposizione Corona al Monumento. Tra i partecipanti oltre all’ANMI di Santa Maria di Castellabate, la Fanfara dei Bersaglieri, il Tenente Colonnello dell’Esercito Italiano, Antonio Grilletto e degli alunni delle scuole del luogo.

“Amare i caduti è dovere precipuo di ogni cittadino” dice il sindaco di Cicerale, Francesco Carpinelli, che invita tutta la cittadinanza, i reduci, i familiari e il personale in divisa a partecipare alla Commemorazione del centenario della Grande Guerra. per la giornata dell’amor patrio.

Info Cilento

Commemorazione Sommergibile Velella 2018 – Servizio televisivo di Germana Derì

https://youtu.be/TB0BaIAziI0

9 settembre 2018 San Marco di Castellabate – Come ogni anno, l’ANMI di Santa Maria di Castellabate ha commemorato i marinai caduti con il sommergibile Velella. Quest’anno la cerimonia si è tenuta nella frazione di San Marco, sul porto turistico.

Alla manifestazione hanno partecipato diverse associazioni d’Arma, come l’Ass. Carabinieri di Perdifumo, l’Ass. Sottufficiali di Eboli. Presenti i gruppi ANMI della Campania, tra cui: Avellino, Battipaglia, Maiori, Minori, Salerno, Pompei. Presenti come sempre il gruppo di Cisterna di Latina.

Tra i partecipanti hanno preso parte alcuni familiari dei marinai, tra cui il Sig. Eustachio Cazzorla di Monopoli, nipote del marinaio Saverio Cazzorla, il sig. Filippo Feleppa figlio del Capo motorista Eudechio Feleppa. Da Roccabascerana (AV) anche i nipoti del marinaio Armando Maffei, accompagnati dal Sindaco Roberto Del Grosso.

Oltre ai ragazzi del Velella, si è ricordato anche il sacrificio del marinaio di Castellabate Carmine Passaro imbarcato sul Sommergibile Malachite affondato a largo di Capo Spartivento. Presenti il fratello Carmine e la sorella Eufemia Passaro.

Presenti le Autorità Militari: Il Comandante della Guardia Costiera di Agropoli il T.V. Giulio Cimmino e dell’Ufficio Locale di Castellabate 1° Maresciallo (NP) Rizzo Sandro, il Comandante della locale stazione Carabinieri il Maresciallo Santino Musto, il Tenente Colonnello dell’Esercito Grilletto, nonché una rappresentanza della Guardia di Finanza di Agropoli. A fare gli onori di casa il Sindaco di Castellabate Costabile Spinelli.

Particolarmente toccanti le parole dei familiari. La speranza di vedere recuperati i resti dei marinai dice Cazzorla, breve invece il discorso del sig. Feleppa per la commozione. Ricordava di come non avesse conosciuto il padre, lui nacque a gennaio mentre il papà morì in guerra a settembre.

Nella stessa giornata, l’Associazione Marinai ha festeggiato anche un’importante traguardo, infatti quest’anno compie 30 anni di attività. In un periodo di mancanza di ricambio generazionale, quest’Associazione continua ad andare avanti e portare in alto i valori della Marina.

Galleria fotografica

Comune di Castellabate

Il mistero del sommergibile fotografato a 90 metri di profondità. Di chi è? Affondato 40 anni fa. Ora è un «giallo»


di MARCO CORRIAS

CAGLIARI — E’ un gallo storico in piena regola, per la cui risoluzione si stanno mobilitando giornali, ambasciate straniere e la Marina Militare italiana.

Al largo di Torre delle Stelle, una località turistica a cinquanta chilometri a ovest di Cagliari, a un centinaio di metri dalla riva e a novanta di profondità è stato individuato il relitto di un sommergibile, affondato quasi certamente nel corso di una battaglia navale avvenuta tra la fine del 1942 e i primi mesi del ’43.

sommergibile malachite

La scoperta è stata fatta da un’equipe coordinata da Roberto Olla, cagliaritano, regista della Rai, e da Giampaolo Porcu, ingegnere, presidente dei subacquei sardi, e nei giorni scorsi la sagoma del sottomarino è stata filmata ed esattamente localizzata.

A quale paese appartiene realmente il sommergibile?

Al suo interno custodisce ancora le salme dei marinai?

Nei giorni scorsi fonti giornalistiche inglesi avevano fatto sapere che poteva trattarsi del «Sahib», un sommergibile affondato dalla Torpediniera «amene II» italiana di scorta a un cargo tedesco, a sua volta affondato dal «Sahib».

Ieri, però, l’ambasciata britannica a Roma ha smentito: il comandante del «Sahib», l’allora Tenente di vascello Bramage, rintracciato ha detto:

«Il mio sommergibile fu affondato nell’aprile del ’43 al largo di Capo di Milazzo.

Mi sembra molto strano si sia spaccato in due e un tronco-ne sia rimasto in Sicilia e un altro si sia spostato a Capo Carbonara, in «Sardegna». Un testimone di quei giorni tragici è ancora vivo e ha raccontato quel che vide da terra il 24 aprile del 1943.

Mario Piras allora era un giovane ufficiale di Sant’Elia:

«Vidi un sommergibile emergere a circa 400 metri dalla costa, puntare i suoi cannoni verso un cargo tedesco che navigava in direzione di Cagliari e sparare. Il cargo, colpito, colò a picco, e quando il sottomarino era di nuovo in immersione arrivò una squadriglia di aerei italiani partiti dalla vicina base di Elmas che lanciarono alcune bombe di profondità».

Stando al racconto del testimone nessuno dell’equipaggio si sarebbe salvato. Dagli archivi storici della Marina Militare italiana, dovrebbe essere possibile ricostruire l’identità di quel sommergibile, ma non t semplice. Intanto si fanno solo ipotesi.

La prima: il 9 febbraio di quell’anno il sommergibile «Malachite», classe «600» di ritorno da una missione in Algeria, con una Cinquantina di uomini di equipaggio a bordo, venne affondato da un siluro di un sottomarino olandese, il «Dolphin», nel golfo di Cagliari.

il sommergibile malachite

L’altro episodio, parla del sottomarino «Topazio», anche questo come il «Malachite» della classe «600». Ma secondo gli archivi storici della Marina Militare italiana il «Topazio» non affondò nell’aprile, e soltanto nel settembre venne dato disperso, Ora nella zona si svolge una battaglia meno cruenta per riuscire a capire di che mezzo si tratti.

Una battaglia che ha per protagonisti un ex ufficiale inglese, John Mac Ginnes che conduce le ricerche per conto della rete televisiva americana Cbs e l’equipe guidata da Olla e da Porcu per la Rai.

Tratto dall’articolo di Marco Corrias

Malachite
Articolo sul Malachite


Immersione dell’Explorer Team Dive Center – Cagliari

https://youtu.be/Bem-_t6Q_2o