Il Gruppo Operativo Subacquei

Il Gruppo Operativo Subacquei (GOS) come il Gruppo Operativo Incursori (GOS) fa parte del Comando Subacquei ed Incursori della Marina Militare.

La storia

La prima Scuola Palombari, è stata istituita a Genova nel 1849, dal Generale DELLA BOCCA, Ministro della Guerra e della Marina del Regno di Sardegna.

Con la nascita dello Stato Italiano, nascevano anche le Forze Armate Italiane. La Regia Marina disponeva già di un nucleo di esperienza, capace di operare in immersione e al recupero delle merci e delle imbarcazioni affondate.

Nel 1884 la Direzione Generale d’Artiglieria e Torpedini emanò delle direttive e le prime norme tecniche ed operative per i Palombari.

In esse era dichiarato quanto segue: “Il certificato di palombaro potrà essere emanato dal Comando della Nave Scuola Torpedinieri. Ottenevano il certificato di Palombaro di Prima Classe coloro che riuscivano ad operare per almeno un ora e mezza alla profondità di venti metri. Quello di seconda classe invece per il personale che raggiungeva almeno i dieci metri di profondità”.

Trasferimento della scuola al Varignano

Nel 1910, la scuola Palombari fu trasferita al Varignano, dove rimase fino al 1934, svolgendo i corsi ordinari e di perfezionamento da Palombaro. Il Corso Ordinario aveva la durata di sei mesi e l’ammissione era subordinata alle capacità del candidato di saper leggere e scrivere correttamente sotto dettatura e conoscere i numeri.

Rispetto al passato l’insieme di nozioni e d’attività pratica si era allargato, inoltre la guerra in corso, imponeva una preparazione decisamente più approfondita. In modo particolare sia per il corso ordinario, sia per quello di perfezionamento furono introdotti degli stage di impiego, a caldo, di armi subacquee e terrestri per mettere in evidenza agli allievi gli effetti dell’esplosione dal punto di vista difensivo ed offensivo.

Per la storia della subacquea lavorativa è importante ricordare che il primo recupero di una grande nave non fu quello del Costa Concordia, ma quello della Corazzata Leonardo Da Vinci (176 m – 25.000 t) affondata a Taranto nel 1916, e portata in bacino dai Palombari della Marina italiana nel 1919. Questa complessa attività, mai realizzata nella storia fino ad allora, ha permesso di accelerare lo sviluppo delle tecnologie e delle capacità subacquee dell’uomo.

Nel 1935, con la riorganizzazione delle scuole della Marina, anche la Scuola Palombari venne trasferita alla Spezia nel comprensorio di San Bartolomeo presso le scuole C.R.E.M. (Corpo Reale Equipaggi Militari Marittimi), rimanendovi fino all’8 Settembre 1943.

I Palombari nella Seconda Guerra Mondiale

Durante la seconda guerra mondiale, il compito fondamentale svolto dai Palombari della Marina fu quello di bonificare tutti gli ordigni inesplosi e recuperare le numerose navi affondate allo scopo di mantenere sicure le vie di comunicazione marittima e mantenere efficienti i porti .

Al termine del conflitto, la Scuola Palombari si unì alla Scuola Sommozzatori (sorta a Livorno durante il conflitto), formando così il Centro Subacqueo della Marina Militare (MARICENTROSUB) che fu posto nuovamente nel comprensorio del Varignano. Da quell’epoca i Palombari sono rimasti nel comprensorio del Varignano inquadrati nei vari comandi che nel tempo si sono susseguiti: MARISUBARDIN nel 1955 e MARICENSUBIN nel 1956.

Il Raggruppamento Subacquei ed Incursori “Teseo Tesei” (COM.SUB.IN.) diventa un nuovo reparto della Marina, e i palombari vengono integrati all’interno del Gruppo Operativo Subacquei.


I mezzi

Il Gruppo Operativo Subacquei si avvale di mezzi e apparecchiature ad alto contenuto tecnologico che consentono il più ampio spettro d’azione nel campo subacqueo mantenendo tutte quelle capacità operative che costituiscono la peculiarità  dei Reparti Subacquei della Marina.  Le più sofisticate sono in dotazione a Nave Anteo, in qualità di Nave destinata all’appoggio di tutte le attività subacquee più complesse, ha in dotazione mezzi quali l’SRV300 (Submarine Rescue Vehicle), l’A.D.S. (Atmospheric Diving System), la campana di salvataggio McCann ed un sistema integrato che rende possibile immersioni con la tecnica dell’intervento e della saturazione.

Dotazioni di Nave Anteo

  • L’SRV-300 è un mini-sommergibile pilotato da un ufficiale, da un copilota ed un assistente tutti Palombari. E’ utilizzato durante le operazioni di soccorso a sommergibili in avaria sul fondo per collegarsi al portellone del sommergibile e permettere il salvataggio del personale. Raggiunge una quota massima di 300 metri ed è dotato inoltre di due bracci manipolatori che costituiscono un ulteriore capacità nelle operazioni di recupero.
  • Lo scafandro rigido articolato A.D.S. è simile ad un’armatura subacquea dotata di propulsori nella quale entra un palombaro. Può raggiungere la profondità di 300 m senza sottoporre il Palombaro agli effetti della pressione idrostatica e permette l’effettuazione di lavori subacquei in autonomia e sicurezza. Unico nel suo genere, è un sistema che unisce l’esperienza centenaria della Marina nell’impiego di scafandri presso-resistenti, all’impiego di soluzioni ad altissimo livello tecnologico.
  • La campana di salvataggio McCann permette,  il salvataggio dei membri dell’equipaggio di sommergibili sinistrati fino alla quota di 120 metri.
  • Le tecniche della saturazione e dell’intervento permettono di effettuare immersioni fino alla massima quota di 250 metri e vengono condotte grazie ad “habitat” nei quali gli operatori vivono per diversi giorni effettuando discese sul fondo per condurre i lavori mediante campane subacquee collegate all’unità dalle quali, una volta raggiunto il fondo, fuoriescono.
  • Eccezionali capacità ispettive e lavorative sono fornite dalle diverse tipologie di R.O.V. che consentono di sostituire l’uomo nelle immersioni pericolose, tipo, investigare un ordigno esplosivo prima di inviarvi l’operatore o di raggiungere la considerevole profondità di 2.000 metri per poter ispezionare e raccogliere, tramite bracci manipolatori, qualsiasi tipologia di oggetto.
  • Oltre alle attrezzature precedentemente citate, i palombari impiegano numerosi sistemi per immersione autonoma che spaziano dai rebreather a miscela elio/ossigeno ai sistemi per l’immersione in acque contaminate e consentono di svolgere qualsiasi tipologia di lavoro subacqueo fino alla profondità massima di 80 metri.

Diventa palombaro

Se non sei arruolato in Marina e vuoi far parte del Gruppo Operativo Subacquei puoi partecipare ad un apposito concorso per Volontari in Ferma Prefissata ad 1 anno (VFP1) e qualora risultassi vincitore, potrai accedere ad uno specifico periodo addestrativo. Il bando per VFP1 vien e pubblicato annualmente sulla Gazzetta Ufficiale (per restare aggiornato sul bando, consulta il sito www.marina.difesa.it ed i scriviti alla nostra newsletter). Chi presta già servizio nella Marina Militare, come VFP 4 e non abbia superato il terzo anno di ferma ed il trentesimo anno di età. Ruolo Truppa in servizio permanente, Sergente, Maresciallo o Ufficiale, potrà fare direttamente domanda. Il corso Ordinario Palombari è molto selettivo. Dura circa un anno, è diviso in quattro fasi in cui l’allievo viene addestrato progressivamente all’impiego di diverse tipologie di autorespiratori e all’esecuzione di lavori subacquei sia di giorno che di notte anche con l’impiego di esplosivi.

Accedere alla selezione

Il primo gradino per accedere al corso è rappresentato dalla FASE SELETTIVA, della durata di una settimana. I candidati effettuano una serie di test fisici, funzionali e di acquaticità. La prova funzionale d’immersione (prova di compensazione in camera iperbarica) è sbarrante per i successivi TEST DI ACQUATICITÀ che permettono di verificare l’attitudine alla specialità.  Nel corso di tali prove i candidati dovranno dimostrare di saper eseguire, in una piscina, le seguenti semplici manovre:

  • prova di apnea di 1 minuto
  • respirare da un erogatore senza mascherino, ecc..

I candidati che supereranno la fase selettiva ed i test di acquaticità potranno iniziare il Corso Ordinario Palombari. Il corso prevede un denso programma di attività, pratiche e teoriche, suddiviso nelle seguenti fasi:

Prima fase

Gli allievi partecipano ad un intenso programma di allenamento fisico mattinale. Successivamente segue l’attività in acqua con l’Autorespiratore ad Aria. Questa è finalizzata all’esecuzione di semplici lavori sul fondo e sullo scafo delle navi fino alla profondità di 15 metri. L’attività subacquea diurna e notturna molto intensa serve all’allievo per aumentare la confidenza con l’ambiente marino. Tale fase rappresenta un momento formativo fondamentale per la preparazione fisica necessaria al proseguo del corso successivamente molto più impegnativo.

Seconda fase

l’allievo impiega una vastissima gamma di apparecchiature per l’immersione che spaziano dagliautorespiratori a miscela NITROX (rebreather), agli autorespiratori ad OSSIGENO puro passando attraverso i complessi e impegnativi sistemi di immersione per lavori subacquei pesanti o per attività in ambienti inquinati, quali l’Apparato Normale e l’Apparecchiatura Subacquea Alimentata dalla Superficie. L’allievo prende dimestichezza con un’ampia gamma di lavori subacquei tra i quali l’imbrago e il recupero con palloni di sollevamento di scafi affondati, saldatura e taglio subacquei con sistemi industriali, ricerca sul fondo con sonar portatili e metal detector. Gli istruttori modulano gradualmente l’attività fino a far raggiungere a tutti la massima espressione operativa dell’attrezzatura sia di giorno che di notte.

Terza fase

Porta l’allievo ad impiegare gli autorespiratori utilizzati nelle precedenti fasi, fino al limite delle quote operative degli stessi. Al termine, l’allievo saprà impiegare le apparecchiature per l’immersione ad aria fino a 60 metri, i rebreather NITROX fino a 54 mt. Inoltre sarà in grado di eseguire lavori subacquei complessi.

Quarta fase

La quarta fase conclude il corso. L’allievo impara ad impiegare una vasta gamma di esplosivi sia a terra che a mare. Strumento necessario per svolgere il lavoro di “artificiere subacqueo” nella neutralizzazione di ordigni esplosivi. Inoltre consegue l’abilitazione alla condotta delle imbarcazioni entro le 12 miglia dalla costa. Al termine di questa fase gli allievi sostengono gli esami teorici di fine corso. Una volta superati, entreranno a pieno titolo nel corpo dei Palombari della Marina Militare acquisendo:

  • Brevetto militare da Palombaro;
  • Brevetto militare da Sommozzatore;
  • Abilitazione Tecnico di Manovra di Impianti Iperbarici;
  • Idoneità EOD-Sub (artificiere subacqueo);
  • Abilitazione alle immersioni sotto le Unità Navali ed all’interno di locali allagati.

Alla fine del corso, agli allievi che hanno superato tutti gli esami, verra consegnato il “Basco Blu”, simbolo dei Palombari di Marina. I neo brevettati transiteranno quindi al  Gruppo Operativo Subacquei per svolgere una fase integrativa. La durata di questa fase è di 3 mesi, che permetterà di consolidare ed affinare la loro formazione.

Specializzazioni

Una volta acquisita la giusta preparazione ed esperienza professionale, i Palombari, potranno frequentare corsi in Italia e all’estero, per :

  • il pilotaggio di batiscafi;
  • l’ impiego di autorespiratori (rebreather) per immersioni fino a 80 mt.;
  • l’abilitazione alle immersioni in saturazione con fino alla profondità di 250 mt;
  • l’abilitazione da Paracadutista militare;
  • acquisire capacità nell’impiego degli esplosivi al fine di neutralizzare qualsiasi ordigno inesploso.

Il Gruppo Operativo Subacquei sul sito della Marina

Il Gruppo Operativo Subacquei ultima modifica: 2018-07-26T18:22:59+00:00 da Gabriele Pinto