Di Giacomo Giuliano

Dal profilo Facebook – 13 novembre 2014

Riflessioni per una petizione mediatica.

Il recente rinvenimento del corpo dell’ultimo dei dispersi della nave “Concordia” e le manifestazioni del 4 novembre in un paese a vocazione marinara come quello in cui vivo, mi hanno riportato alla mente un’inchiesta giornalistica che sviluppammo nel tempo e con grande ostinazione a Salerno sul finire del vecchio millennio.

Ci imbattemmo in resistenze inspiegabili, ed ottenemmo molti insperati risultati, ma i contorni misteriosi e paradossali del giallo da cui eravamo partiti, ancora oggi nel 2014 rimangono tali, pur essendosi arricchiti nel frattempo di nuovi elementi.

Interessi di varia natura e misteri inspiegabili si aggrovigliano intorno ad una delle questioni più inestricabili della nostra storia militare. Parlo di una storia che forse pochi conoscono, e questo è già di per sé assurdo, ma che se raccontata, sembra allucinante ed inverosimile.

Il luogo

Al largo di una meravigliosa vergine terra cilentana, Punta Licosa, giace a poco più di cento metri di profondità, un sommergibile che dovrebbe ancora contenere all’interno, oltre a qualche segreto di guerra, cinquantuno corpi umani di cui si conosce nome, cognome e provenienza. Il 7 settembre 1943, veniva infatti affondato il sommergibile italiano “Velella” dal sommergibile britannico “Shakespeare”.

Quel giorno il “Velella” fu fatto spostare dal porto di Napoli al Golfo di Salerno dall’ammiraglio Raffaele De Courten, ministro della Marina del governo Badoglio, e ciò per contrastare l’imminente sbarco degli anglo-americani, pur essendo già stato firmato l’armistizio con gli anglo-americani a Cassibile il 3 settembre (armistizio poi proclamato ufficialmente solo l’8 settembre 1943).

E’ davvero strano che fu mandato un sommergibile contro quelli che sarebbero diventati alleati. Come e perché quel sommergibile fu affondato, nonostante la guerra si fosse ormai chiusa, rimane un mistero.

Il mistero Velella

Oltre settant’anni dopo quel tragico e misterioso evento, il “Velella”, con il suo equipaggio probabilmente ancora a bordo, non è stato ancora recuperato. Diciamo che sino ad un certo punto si voleva e si poteva considerare il relitto ancora disperso e, dunque, si poteva capire perché le ricerche fossero considerate piuttosto aleatorie dalla Marina Militare.

Tuttavia, in una memorabile puntata di “Parliamoci chiaro”, talk-show di Tele Salerno Uno curato e condotto dal sottoscritto insieme a Guido Carione e Cinzia Malzone, riuscimmo a mettere insieme molti pezzi di un puzzle inestricabile.

Superstiti e familiari

Contattammo telefonicamente superstiti del sottomarino, invitammo in trasmissione figli di dispersi, professionisti esperti in tecniche subacquee, l’ostinato presidente della locale Sezione dell’Associazione Marinai d’Italia Maresciallo Carlo Mileo, che poi risulterà decisivo in alcune operazioni successive, e poi l’Associazione pescatori, il Comune di Castellabate e tante altre autorità che potevano aiutarci.

Proprio grazie ad alcune testimonianze emerse nel corso di quella trasmissione, soprattutto con la collaborazione dei pescatori e dell’Associazione Marinai d’Italia, capimmo e dimostrammo che il Velella si trovava in un punto ben identificabile antistante il mare del comune di Castellabate.

Nel libro inchiesta “Il Velella”, di cui scrissi la prefazione, lo scrittore Angelo Raffaele Amato testualmente riporta: “Le testimonianze raccolte durante il programma di Tele Salerno Uno “Parliamoci chiaro” andato in onda il 15/5/98, attestarono con quanta trepidazione, nonostante il lungo tempo trascorso da quel fatidico sette settembre ’43, sia i familiari delle vittime sia i reduci del “Velella” attendevano il recupero del sommergibile per dare degna sepoltura ai poveri resti del suo equipaggio.

Familiari raccontano

L’Avvocato Agostino Feleppa, figlio del Capo motorista Eudecchio, ospite della trasmissione, ci racconta: “ Non ho mai saputo il punto esatto dove giace il “Velella”, ora però in base alle testimonianze che stanno venendo fuori, devo dare atto che per la prima volta si è posto un punto fermo e penso che sia veramente l’inizio perché si possa realizzare qualcosa di concreto”.

Presenti alla trasmissione, oltre al Presidente dell’A.N.M.I. Carlo Mileo, il Comandante Leonardo Fusco, il Sottufficiale Gerardo Caiazza e il Cantante Gigi D’Alessio. Il recupero del “Velella” sembrava fattibile perché la suddetta trasmissione smosse gli animi e fece sì che esperti in recuperi di fama mondiale come l’ingegnere Nino Buttazzoni, contattato dal Comandante Fusco, abbracciasse la nobile causa.

Interrogazione Parlamentare

In seguito a quella trasmissione fu presentata, altresì, un’interrogazione parlamentare, nella seduta numero 841 del 19 gennaio 2001, in essa si riferì, preliminarmente, dell’encomiabile attività dell’Associazione Nazionale Marinai di Castellabate e dell’individuazione del relitto da parte della stessa nel luglio del 1999, in collaborazione con un Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Napoli”.

C’è da dire anche che, dopo una petizione popolare ed una delibera Consiliare del Comune di Castellabate, Il Ministero della Difesa aveva già ufficialmente risposto con una lettera nella quale si dichiarava di non poter aderire alle iniziative per il recupero del “Velella” poiché il più degno ed inviolabile dei sacrari per coloro che hanno donato la vita alla Patria è il mare, comparando poi il recupero del “Velella” a quello di tanti altri relitti delle guerre mondiali egualmente recuperabili. Insomma, dallo Stato Italiano è come se si fosse voluto considerare un relitto identificato, con corpi umani a bordo, e facilmente recuperabile, alla stessa stregua di rottami di guerra dispersi nel mare.

Tuttavia, nonostante le resistenze della Marina Militare, le forze e quegli intenti che erano fermentati durante quei contesti televisivi si condensarono nelle fattive energie di uno dei più ostinati fra gli ospiti di quella trasmissione, il Maresciallo Carlo Mileo.

Il ritrovamento

Il 13 maggio del 2003 nelle acque del Golfo di Salerno, ad una profondità di 137 metri. Fu così ufficialmente localizzato e ripreso il relitto del Sommergibile Italiano Velella dall’A.N.M.I. Gruppo di Santa Maria di Castellabate (che da tempo ben sapeva dove si trovasse il relitto).

In collaborazione con Rizia Ortolani, subacquea tecnica, appassionata ricercatrice di relitti inesplorati e Capo Spedizione di quella che fu denominata “Missione Velella”, e la CO.L.MAR. di La Spezia dell’Ingegner Barbagelata che, con i sofisticati strumenti impiegati e l’approfondito studio sui dati ottenuti, ha fornito l’esatta posizione del relitto.

Proprio per seguire ogni procedura corretta, una nota con l’esatta identificazione del sommergibile fu inviata dalla sig.ra Rizia Ortolani, in rappresentanza dell’A.N.M.I. sezione Castellabate, con Raccomandata del 12 agosto 2003 (ed allegata una relazione di esatta localizzazione delle coordinate redatta dalla soc. Co.L.Mar. e filmati preziosissimi che ne hanno permesso l’identificazione) allo Stato Maggiore, Ufficio Storico Marina Militare.

Il Velella si trovava a 8,9 miglia da punta Licosa ed a 137 metri di profondità.

Accolsi quella notizia con profonda commozione e sembrava dunque che quella che era stata definita la “missione Velella”, potesse finalmente passare alla fase successiva di recupero del relitto e soprattutto dei corpi in esso contenuti.

Proprio in quel periodo mi sono casualmente distanziato da quelle vicende, per occuparmi d’altro in contesti lavorativi completamente diversi. Seppi anche che nel 2006 si era costituito un comitato nazionale per il recupero del sommergibile alla vigilia della Giornata in memoria dei marinai del “Velella”.

Nel 2009, però, incuriosito dal fatto che ancora nulla si facesse per quel recupero, chiamai sul cellulare il Maresciallo Mileo, deciso a sollecitare, stavolta con gli amici giornalisti di Telecolore, un nuovo incontro televisivo con i protagonisti della vicenda. Il Maresciallo fu come al solito gentilissimo, ma si era trasferito al nord e mi parlò di alcune vicende giudiziarie che avevano interessato i volontari protagonisti delle missioni sul “Velella” e che sconsigliavano un approfondimento su quel caso.

Risvolti giudiziari

Tali risvolti giudiziari, che peraltro mi risultano completamente superati senza conseguenze sui protagonisti, scaturirono dalla considerazione che il “Velella” fosse un “bene storico e culturale”, e che pertanto nessuno, senza autorizzazione potesse in qualche modo “profanarlo”… Al di là di come sia davvero andata, credo che, ancora una volta, il mancato recupero del “Velella” abbia “profanato” invece solo il diritto ad una tomba di eroi nazionali e l’immagine dell’Italia come paese civile.

Non conosco bene i termini di quella vicenda giudiziaria e nemmeno voglio entrarci, so solo però che proprio da quando tutto poteva passare alla fase di recupero, non so come e non so perché, il “caso Velella” si è di nuovo “affossato” in una strana coltre di oblio ed è come se anche il “Velella” fosse stato ancor più affossato sui fondali del mare. Tecnicamente non è affatto arduo, né particolarmente costoso, il recupero del “Velella”, me lo hanno riferito tutti gli esperti che all’epoca contattammo.

Ipotetico intervento della Marina

Un semplice intervento della Marina Militare potrebbe facilmente riportare in luce il relitto, un pezzo della nostra storia, e ridare una tomba agli eroi che perirono in mare per una tragica fatalità, o comunque per un inspiegabile caso. Questioni di opportunità politica o di interessi di varia natura hanno reso celere e fattibile il recupero di relitti di ogni sorta in condizioni sicuramente molto più proibitive .

velella su facebook

Rispetto al nostro caso, però, chi dovrebbe procedere, si rifugia ancora nella comoda vecchia tradizione che vuole nel mare la tomba del marinaio ed oggi, anche l’A.N.M.I. sembra stranamente essersi arresa, scottata dalla “museruola” di vicende giudiziarie. Ora, concludendo il racconto di una storia nascosta nel silenzio degli abissi col titolo di una guerra già persa, mi chiedo e vi chiedo se in un paese che vuol essere chiamato civile come l’Italia, sia troppo pretendere che solo una piccolissima parte delle cospicue e folli spese che il nostro governo effettua per armi da guerra e da uccisione, possa essere investita per recuperare il decoro, la dignità e l’onore dei nostri caduti …

Per quanto tempo dobbiamo sentirci ancora raccontare questa comoda storiella del mare come tomba dei marinai? Vent’anni fa, dopo aver ascoltato un meraviglioso concerto di musica sull’acqua (che belle cose si organizzavano da quelle parti…) feci un bagno al largo dell’isoletta di Licosa, e ricordo il fastidio che provai al pensiero che stessi nuotando sopra un’enorme bara d’acciaio.

Senza retorica, sembrava di ascoltare dagli abissi le voci di quei poveri eroi in cerca di un sepolcro.

Oggi, rispetto alle prime volte che ci occupammo del problema vi è un fattore “tempo” che rende più problematico il recupero. Infatti vi è il salto di un’altra generazione, e i figli di quei poveri marinai iniziano a non essere più in vita, e magari c’è chi spera che al trascorrere del tempo la memoria emozionale si affievolisca. Ai figli dei figli potrebbe non interessare con lo stesso vincolo d’affetto il recupero del corpo di un nonno di cui ha solo sentito parlare.

Diverso è ciò che prova un figlio orfano rispetto ad un padre caduto in una guerra che ha vissuto a distanza.

Ma noi confidiamo in altri fattori che però stavolta remano a favore:

  1. Esiste una memoria storica della coscienza comune che cresce e può indignarsi proprio col passare del tempo;
  1. Oggi, al contrario di ieri, sappiamo che Il “Velella” è un relitto perfettamente identificato e che si trova a soli 137 metri sul fondo sabbioso del mare ed è recuperabile senza troppe difficoltà, potendo diventare un monumento che tutti i marinai vorrebbero vedere eretto;
  1. L’Italia, guarda un po’…, si fregia di essere all’avanguardia, insieme agli Stati Uniti, proprio nelle operazioni di recupero dei sommergibili e la Marina Militare dispone, fra l’altro della nave “Anteo” attrezzata proprio a questo scopo anche per recuperi sino a 300 metri di profondità.
  1. La nuova era mediatica può agire soprattutto sul web in maniera straordinariamente prorompente e diversa rispetto a quindici venti anni or sono ed anche alcune trasmissioni televisive riescono oggi ad avere un effetto immediato sostanziale di tipo mediatico che, se ben costruito, non credo possa essere più arginato dalla “favoletta” del mare come tomba dei marinai. Tante volte certe inchieste sono state risolte dalla televisione e non da chi doveva provvedere.
  1. Le tecniche scientifiche attuali permetterebbero un’identificazione sicura dei corpi recuperati e questo, 15/20 anni or sono, non poteva avvenire con certezza. I diritti personali degli individui, non vengono meno istantaneamente con l’evento morte. La giurisprudenza ha ricostruito una capacità giuridica del defunto che dura al di là della vita, il diritto alla tomba, sono da considerarsi norme protettive della personalità e non di una cosa materiale.

Un giusto sepolcro

Un giusto sepolcro ai corpi ed un monumento ai caduti, sono il minimo riconoscimento che la coscienza comune possa attribuire alle eroiche gesta di marinai che hanno dato la vita in onore della patria, fra l’altro in maniera beffarda, a guerra già conclusa. Cinquantuno corpi sono stati dimenticati nel profondo del mare ed attendono una degna sepoltura, intanto l’unica cosa che ha avuto sepoltura è l’intero caso … e non si vuole riportarlo in luce.

Oggi, dismettendo anche vesti giornalistiche, ma da comune cittadino che ama il paese in cui vive, con questa storia sbiadita, volutamente sbiadita, vorrei, nell’era di Facebook, fare un ulteriore difficile ma non impossibile tentativo, quello di riunire il cuore della gente e di tentare una propagazione ad oltranza di questo sentimento espresso, di questa piccola testimonianza che, attraverso un “tam-tam” può essere in grado di crescere in modo esponenziale e smuovere le coscienze ed interessare le teste più “pesanti”, quelle “sorde”, al fine di ricondurre in pace le grida che echeggiano da settantanni dal profondo dei mari.

La petizione

Per questo chiedo a tutti gli amici del web di avviare una vera e propria petizione mediatica, condividendo il più possibile questo scritto, facendolo proprio, commentandolo e divulgandolo e di inviare per quanto possibile ciascuno un vostro messaggio a piacere, come io ho fatto, sulla pagina Facebook denominata “Marina Militare” e/o all’indirizzo e-mail ufficiostorico@marina.difesa.it che potrebbe semplicemente essere questo : <<Recuperate il sommergibile “Velella” e date una degna sepoltura agli eroi del suo equipaggio!>>

Chiedo inoltre ad ognuno di inviare un messaggio anche sulla pagina facebook della trasmissione RAI “Chi l’ha visto?” (cui ho già mandato il presente scritto) e/o sull’indirizzo e-mail della stessa 8262@rai.it che potrebbe avere il seguente tenore : <<Ritroviamo eredi e testimonianze sul caso del sommergibile “Velella” per dare una degna sepoltura agli eroi del suo equipaggio!

Sensibilizzazione

Sensibilizziamo le autorità competenti al suo definitivo recupero !>> . Magari, se vi va, amici del web, e sposate anche voi questa causa, datemi un cenno di ciò che fate. In ogni caso vi sarò grato se in qualsiasi modo mi aiutate ad ottenere un effetto mediatico sulla vicenda e ad acquisire informazioni su eredi e testimoni.

Io possiedo vari recapiti di alcuni dei protagonisti della vicenda ed un elenco dettagliato con tutti i nomi, le date ed i luoghi di nascita e gli indirizzi di residenza dell’epoca di ogni caduto. Chi vuole notizie precise su tali dati può richiedermele tramite facebook. Per privacy ometto gli indirizzi, ma l’elenco con nomi, provenienza e classe li allego alla presente per renderlo utile alla causa.

Ecco i caduti del sommergibile “Velella”, sono di provenienza varia e rappresentano l’italia intera:

TV Mario PATANE’, Comandante
STV Roberto VITTORI, Uff.le in 2ª
TV (GN) Pietro SERRAT, Dir. Macchina
GM Enzo BAZZANI
STV GN Ildebrando BANDINI
Asp. GM Raffaele NOVELLINI
C°2^cl. Andrea SESSA
C°3^cl. Giuseppe ALUNNI
C°3^cl. Eudecchio FELEPPA
2°C° Giovanni CAMPITO
2°C° Vittorio CASTELLANO
2°C° Antonino GIACALONE
2°C° Luigi MENIN
2°C° Marino MEONISgt. Giuseppe CARUSO
Sgt. Giovanni CHIAVEGATO
Sgt. Carmelo RENZONI
Sgt. Aldo SPINA
Sc. Loris CIONI
Sc. Ermenegildo FACCHINETTI
Sc. Saverio FESTA
Sc. Carlo GUALCO Sc.
Armando MAFFEI
Sc. Orlando PIRODDI

Sc. Pietro SCHIAVONE
Sc. Angelo SEVERINI
Sc. Giannino ZAMBRINI
Com. Achille ANTONINI
Com. Giuseppe BIONDINI
Com. Carlo CAIELLI
Com. Saverio CAZZORLA
Com. Francesco CERETTO
Com. Renzo CILIO
Com. Giovanni D’ASTA
Com. Aurelio FABRIS
Com. Cristoforo FULMISI
Com. Duilio FURLAN
Com. Salvatore INGRASSIA
Com. Smilace LEONCINI
Com. Ugo PARDETTI
Com. Pietro RIZZI
Com. Antonio RIZZA
Com. Giuseppe SESTO
Com. Eolo SIMONETTI
Com. Giuseppe SIRUGO
Com. Doroteo SPISANI
Com. Salvatore TRAPANI
Com. Luigi VENUTO
Com. Aldo VESPUCCI

marinai

I marinai del Velella sono stati gli ultimi caduti dei 23.640 che la Marina ha perso prima dell’armistizio e forse proprio per questo sono stati dimenticati!

P.S. A titolo di mera informazione integrativa e fermo restando che su internet trovate molti documenti su questo caso, vi lascio tre indirizzi web su cui potrete trovare qualche interessante e curioso documento :

1 l’indirizzo che vi porta su youtube ad uno strano spezzone della citata trasmissione “Parliamoci chiaro” da me condotta il 15.05.1998 con L’intervento di un giovanissimo Gigi D’Alessio:
http://www.youtube.com/watch?v=hU_xp63zVX8
3) l’indirizzo che vi porta alla versione web del libro “Il Velella” di Angelo Raffaele Amato:
www.calameo.com/books/00001888744b04be40a70

Gabriele Pinto

Socio e Consigliere del Gruppo ANMI dal 2014 è anche amministratore del sito web.

    Gabriele Pinto ha 96 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Gabriele Pinto