I marinai di Castellabate: Capitano Cecchi – Francesco Amato

I marinai di Castellabate

Il Capitano A. Cecchi è stato un incrociatore ausiliario della Regia Marina, già motonave da carico italiana.

Tipo motonave da carico (1934-1940)
incrociatore ausiliario (1940-1941)
Proprietà Società Italo-Somala (1934-ca. 1935)
Regia Azienda Monopolio Banane (ca. 1935-1941)
requisito dalla Regia Marina nel 1940-1941
Costruttori Eriksberg Mekaniske Verkstad A/B – Eriksberg Varvs, Göteborg
Impostazione 1931
Varo 12 ottobre 1933
Entrata in servizio 1934 (come nave civile)
5 agosto 1940 (come unità militare)
Destino finale affondata il combattimento nella notte tra il 7 e l’8 maggio 1941
Caratteristiche generali
Stazza lorda 2321 tsl
Lunghezza tra le perpendicolari 91 m
fuori tutto 95,3 m
Larghezza 12,4 m
Pescaggio 6,3 m
Propulsione 2 motori diesel a 6 cilindri
potenza 4800 CV/543 HP nominali
2 eliche
Velocità di crociera 14,5 nodi
massima 15,5-16 nodi
Armamento
Artiglieria

Altre fonti:

Wrecksite, Ramius-Militaria, Marina Militare, Navypedia e Navi mercantili perdute

Storia:
Costruita tra il 1931 ed il 1934 nei cantieri Eriksberg Mekaniske Verkstad di Göteborg insieme alle gemelle Duca degli Abruzzi e Capitano Bottego per una Società Italo-Somala. Il Capitano Cecchi, fu iscritta con matricola 1973 al Compartimento marittimo di Genova. Era in origine una motonave da carico con due motori Diesel a 6 cilindri che imprimevano a due eliche la potenza di 4800 CV, permettendo una velocità di crociera di 14,5 nodi ed una massima compresa tra i 15,5 ed i 16 nodi.

Poco tempo dopo la costruzione le tre motonavi vennero acquistate dalla Regia Azienda Monopolio Banane, fondata a Mogadiscio nel 1935. Vennero impiegate come navi frigorifere per il trasporto delle banane dall’Africa Orientale Italiana all’Italia. In caso di guerra era previsto che Capitano Cecchi, Duca degli Abruzzi e Capitano Bottego venissero trasformati in incrociatori ausiliari, armati ciascuno con quattro cannoni da 102/45 mm.

La seconda guerra mondiale.

All’ingresso dell’Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, il Capitano Cecchi era la sola, tra le tre motonavi, a trovarsi nel Mediterraneo.

Nell’agosto 1940 la nave venne requisita a Venezia dalla Regia Marina ed iscritta nel ruolo Naviglio ausiliario dello Stato quale incrociatore ausiliario. Armata con quattro cannoni da 102/45 mm e 6 mitragliere da 13,2 mm, l’unità venne destinata principalmente a compiti di scorta convogli.

Il 20 agosto 1940 con la costituzione del Comando Superiore Traffico Albania, il Capitano Cecchi venne dislocato a Brindisi ed assegnato, con altre unità, a tale Comando, per il servizio di scorta convogli da e per l’Albania.

Il 19 settembre la nave, insieme all’anziana torpediniera Palestro, scortò da Bari a Durazzo un convoglio composto dai piroscafi Maria, Perla, Premuda ed Oreste, aventi a bordo 929 quadrupedi e 2520 tonnellate di veicoli ed altri rifornimenti.

Il 12 ottobre 1940 Maritrafalba venne sciolto, ma già il 21 ottobre tale comando venne ricostituito, e di nuovo il Capitano Cecchi venne posto alle sue dipendenze per la scorta dei convogli e la caccia antisommergibile.

Speronamento

I fari di atterraggio erano stati spenti, essendo Brindisi in allarme per bombardamento aereo, e ciò insieme forse ad errori di manovra portò il Capitano Cecchi a speronare la Confienza, alle 21.19. L’incrociatore ausiliario, che aveva riportato danni alla prua, imbarcò l’equipaggio della torpediniera, che prese poi a rimorchio per tentare di portarla verso Brindisi. Il tentativo di salvataggio fu però vano. Dopo circa un’ora e venti minuti di navigazione, alle 00.35 del 20 novembre, la Confienza si spezzò in due ed affondò a due miglia da Brindisi.

Riparati i danni, il Capitano Cecchi riprese il proprio servizio agli ordini di Maritrafalba. Alle 10.50 del 19 dicembre l’incrociatore ausiliario lasciò Brindisi alla volta di Valona, scortando le motonavi Città di Agrigento e Città di Trapani, con a bordo 1280 militari, dodici autoveicoli e 393 tonnellate di munizioni, divise, provviste ed altri rifornimenti.

Bombardamento

Nella notte tra il 7 e l’8 maggio 1941 il Capitano A. Cecchi si trovava in navigazione, carico di autoveicoli e munizioni, lungo la costa cirenaica, nei pressi di Bengasi. Tale città, nell’ambito dell’operazione britannica «MD 6», venne bombardata dall’incrociatore leggero HMS Ajax e dai cacciatorpediniere Havock, Hotspur ed Imperial, anch’essi britannici.

Imbattutasi in tale formazione, che dirigeva per ricongiungersi al resto della Mediterranean Fleet dopo aver ultimato il bombardamento, la nave italiana venne attaccata nelle prime ore dell’8 maggio e, colpita da diversi proiettili, saltò in aria, inabissandosi in posizione 31°51’15” N e 19°53’20” E, a circa 2,5 miglia per 314° dalle Tre Palme, non lontano da Bengasi.

Nel medesimo attacco venne affondato anche il piroscafo Tenace. Questo cannoneggiato alle 00.25 dell’8 maggio, fu portato all’incaglio a 3,5 miglia da Marabutto di Sidi bu Fachra nord e considerato perduto.
Il relitto del Capitano Cecchi giace in acque basse a nord di Bengasi, ad una profondità massima di dieci metri.

Con il suo equipaggio perse la vita il marinaio Francesco Amato cittadino di Castellabate.

Gabriele Pinto

Socio e Consigliere del Gruppo ANMI dal 2014 è anche amministratore del sito web.

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