Da RAI News: ARA San Juan, c’è stata un’esplosione.

“ARA San Juan, c’è stata un’esplosione”.

Dopo la conferma della Marina argentina la rabbia dei familiari Crolla la speranza per la sorte dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino scomparso nell’Atlantico meridionale.

I familiari contro la Marina di Buenos Aires: “Ci avete mentito, siete responsabili”.

24 novembre 2017 – Con l’affievolirsi delle speranze cresce l’angoscia dei familiari, che diventa rabbia. I parenti dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino argentino San Juan scomparso da molti giorni nelle acque dell’Atlantico del Sud, alzano il tiro. Le speranze di ritrovarli in vita sembrano ormai ridotte al lumicino e chiedono ora conto dell’accaduto ai vertici della Marina.
“Ho detto all’ammiraglio responsabile della base navale Mar del Plata che sono responsabili di quello che è successo a mio fratello, un eroe nazionale e agli altri membri dell’equipaggio.
E ci aspettiamo che paghino per questo”, ha detto Claudio Rodriguez, fratello di uno dei membri dell’equipaggio.
Rodriguez insieme agli altri familiari dell’equipaggio, sono a Mar del Plata per avere notizie sul destino dei loro parenti. Il sottomarino San Juan è sparito dai i radar più di una settimana fa e sembra dunque persa ogni speranza di ritrovarli in vita.

ARA San Juan

Segnali dal mare

Ieri è stato rivelato un segnale, un’anomalia idroacustica, ritenuto compatibile con un’esplosione. Il “nuovo indizio”, che era stato definito una “anomalia idro-acustica, un rumore” proveniente dall’Ara San Juan. ormai disperso da una settimana nell’Atlantico del Sud. Il rumore è coerente con una esplosione.
A dirlo è stato il portavoce della Marina militare argentina, Enrique Balbi.
Le fonti argentine hanno dichiarato che si tratterebbe di una esplosione avvenuta mercoledì nella zona dove si trovava l’Ara San Juan. In una conferenza stampa, Balbi ha spiegato che il “rumore” sarebbe stato rilevato una settimana fa, il 15 novembre, intorno alle 11 del mattino (le 15 in Italia), circa 30 miglia a nord dal punto dal quale il San Juan si era messo in contatto per l’ultima volta con il comando della Marina, quattro ore prima. Balbi ha detto di non avere informazioni sulle cause, ma ha escluso la possibilità di un attacco.

Nessuna conferma

“Non abbiamo nessuna prova che confermi” una simile eventualità, ha detto. Collaborazione Argentina con altri paesi “La nostra Marina aveva chiesto la collaborazione degli Stati Uniti, che a loro volta hanno chiesto informazioni a diversi organismi che rilevano eventi idro-acustici in tutto il mondo.
Dopo aver riunito questa informazione ed effettuato un’analisi esaustiva e centralizzata negli Usa, che ha richiesto il suo tempo, oggi abbiamo ricevuto questo indizio”, ha spiegato il portavoce militare.
In base a questo nuovo indizio, ha aggiunto, si sta procedendo a un nuovo monitoraggio dell’area dalla quale proverrebbe il rumore, seguendo lo stesso modello di “triplo controllo” usato in precedenza.
Balbi ha puntualizzato che le ricerche “continuano con tutti i mezzi per avere una prova concreta su dove sia il sottomarino e i nostri 44 uomini dell’equipaggio”.

Reazioni dei familiari

Familiari dell’equipaggio in lacrime. Poco prima della comunicazione della Marina, i familiari dei 44 membri dell’equipaggio sono usciti in lacrime al termine di un incontro nella base navale di Mar del Plata nel quale hanno avuto informazioni sulla vicenda.
“Ci hanno mentito, sono tutti morti da tempo!”. “Avete ucciso mio fratello!”. Così è scoppiata la loro rabbia.

I responsabili della Marina argentina “non ce l’hanno fatta a finire di leggere il comunicato, la gente si è messa a gridare”. Queste le parole di uno dei presenti, aggiungendo che ci sono stati anche episodi violenti, con i parenti che sfogavano la loro rabbia sui mobili della base navale di Mar del Plata.

Al termine della riunione Itati Leguizamon, moglie del sonorista del sottomarino, ha parlato con i cronisti assiepati intorno alla base. Riassunto brutale del messaggio che aveva ricevuto dalle autorità: “c’è stata un’esplosione mercoledì scorso alle 11, e ora sono tutti morti”. Intorno a lei, altri famigliari dell’equipaggio piangevano e si abbracciavano. Due donne sono svenute all’interno della base, altri, che hanno avuto diversi tipi di malore, sono stati portati via in ambulanza.

Il Ctbto

Vienna, Ctbto: nostri dati a disposizione.  È stata l’Organizzazione del Trattato di proibizione totale dei test nucleari (Ctbto), integrata nel sistema dell’Onu e con sede a Vienna a riferire che è stato rilevato un segnale insolito nei pressi dell’ultima posizione conosciuta del sottomarino.
Due stazioni idroacustiche della Ctbto, hanno rilevato “un evento impulsivo subacqueo avvenuto alle 13.51 GMT del 15 novembre” a una latitudine di -46,12 gradi e longitudine di -59,69 gradi.
L’ultima localizzazione del sommergibile è la zona del Golfo San Jorge, a 432 chilometri dalla costa argentina. Nel suo breve comunicato, di appena tre paragrafi, la Ctbto aggiunge che i suoi dati vengono messi “a disposizione delle autorità argentine per appoggiare le operazioni di ricerca in corso”.

L’esercito conferma esplosione

A Buenos Aires, l’esercito ha riferito oggi che mercoledì, cioè nel giorno in cui si sono persi i contatti con il sottomarino. Nella stessa zona è stato registrato un “evento anomalo singolare, breve, violento compatibile con un’esplosione”.

Anomalia alle batterie I media argentini hanno ipotizzato che l’esplosione possa essere stata causata da un cortocircuito delle batterie, che era stato segnalato prima della scomparsa del sommergibile. Non è chiaro a quale profondità potrebbe essere avvenuta la possibile esplosione all’interno del sottomarino, che poteva inabissarsi fino a 300. Quasi 4mila persone di dieci paesi diversi sono impegnate nelle operazioni di ricerca dell’Ara Sant Juan, con mezzi aerei e marini. – FONTE:

Gabriele Pinto

Socio e Consigliere del Gruppo ANMI dal 2014 è anche amministratore del sito web.

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